Topic outline

  • General

  • Topic 1

    Letteratura italiana B

    Il Dante di Vico

    Benvenute e benvenuti!

    I lezione venerdì 16 gennaio

    Introduzione al Corso. Spiegazione del programma.

    L'ottica storicistica.

    Abbiamo menzionato il New Historicism di Hayden White (nato nel 1928, ancora vivente), e il suo interesse per Vico già in Metahistory: The Historical Imagination in Nineteenth-century Europe, 1973.

    L'ottica stilistica.

    Erich Auerbach (1892-1957) studioso di Dante e di Vico. Critica stilistica su basi storicistiche.  Abbiamo ricordato gli Studi su Dante di Auerbach, tra cui il fondamentale Figura (1939). Cfr. in italiano l'edizione Feltrinelli con introduzione di Dante Della Terza. Abbiamo altresì ricordato gli studi di Auerbach su Vico: per es. Vico e lo storicismo estetico, in Id., San Francesco Dante Vico ed altri saggi di filologia romanza, Bari, De Donato, 1970. Abbiamo inoltre citato l'imprescindibile Mimesis (1946), che si può considerare uno dei testi fondatori della letteratura comparata: Mimesis. Dargestellte Wirklichkeit in der abendländischen Literatur, Bern, A. Francke, 1946. Trad. it. Mimesis. Il realismo nella letteratura occidentale, Torino, Einaudi, introduzionedi Aurelio Roncaglia.

    Anche Mario Fubini si inserisce nell'ambito di una critica stilistica di matrice storicistica. Cfr. il suo Stile e umanità in Giambattista Vico (1946 e poi 1965), su cui torneremo prrsto (come su Auerbach).

    La terzina dantesca: struttura strofica.

    L'endecasillabo.

    L'ipotesi di Costanzo Di Girolamo (Teoria e prassi della versificazione, Bologna, il Mulino, 1976, poi 1983): le 10 posizioni.

    L'ipotesi di Edoardo Esposito (Il verso. Forme e teoria. Roma, Carocci, 2003): gli 11 tempi.

    I tipi di endecasillabi: a maiore e a minore.

    Schemi ritmici.

    Cenni sulla memoria ritmica dantesca, con riferimento al celebre saggio di G. Luigi Beccaria: L'autonomia del significante ("Strumenti critici", 1970)., ora in Id., L' autonomia del significante. Figure del ritmo e della sintassi. Dante, Pascoli, D'Annunzio, Torino, Einaudi, 1989)

    Lettura prime terzine Inferno I.

    • Topic 2

      II lezione lunedì 19 gennaio

      Ancora sullo storicismo.

      Sull'endecasillabo e i suoi tipi. Tipi a maiore e tipi a minore.

      Schemi ritmici. Esercizi di scrittura.

      Lettura del I Canto dell'Inferno e prima approssimazione.

      Il mezzo del cammin di nostra vita come momento storico e come momento esistenziale.

      La metafora della diritta via. Spazialità della metafora (i cognitivisti direbbero della "metafora concettuale").

      Il senso comune e il luogo comune (dovremo ritornarci).

      Schema narrativo del Canto. Dante autore, Dante narratore e Dante personaggio. Dante "arcipersonaggio" (Marco Santagata).

      I racconti 'inscatolati' nella Commedia: i racconti dei personaggi.

      L'incontro con Virgilio. Il "cronotopo" dell'incontro (con riferimento A Romano Luperini, L'incontro e il caso. Narrazioni moderne e destino dell'uomo occidentale (ma la trattazione è orientata piuttosto verso la svolta della modernità).

      Il riconoscimento di Virgilio maestro e autore. La consapevolezza del "bello stilo che m'ha fatto onore". Dante come poeta. Riflessione sulla letteratura, a maggior ragione importante perché ci troviamo alle "Soglie" del libro (con riferimento a Gérard Genette, Soglie. I dintorni del testo (1987), trad. it., Einaudi.

      Altrettanto programmatico è il riferimento alle sorti dell'Italia nella profezia del Veltro: Dante come poeta civile.

      • Topic 3

        III lezione mercoledì 21 gennaio

        Rilettura di I canto Inferno.

        I paragoni di Dante

        Lettura di II Canto Inferno.

        La linea diegetica.

        Ancora sulle parole e i racconti 'inscatolati' dei personaggi (Virgilio racconta che Beatrice ...)

        Le strategie retoriche: altri paragoni.

         

        Introduzione alla figura di Giambattista Vico: la formazione, il profilo 'multidisciplinare'

        Cerchiamo  di mettere a fuoco i tratti fondamentali di una riflessione che è centrale nella storia della nostra cultura, e si caratterizza per una costitutiva ambivalenza: aspetti sorprendentemente moderni si stagliano infatti da una cornice sostanzialmente tradizionale propriamente pre-moderna – ho qui in mente la nozione di modernità propria degli studi letterari, che collocano la grande svolta della modernità nel Secolo dei Lumi. La collocazione della figura di Vico all’interno di un preciso paradigma epistemologico è oggetto di dispute innumerevoli e per questo dovremmo elencare nomi e libri illustri da Vicenzo Cuoco a Giuseppe Ferrari, da Jules Michelet a Karl Marx a George Sorel, da Benedetto Croce a Nicola Badaloni, da Ernesto Grassi a Edward Said. Cercare di “modernizzare” Vico a tutti costi, come si è spesso fatto, rendendolo per esempio un precursore delle Geisteswissenschaften e dell’ermeneutica novecentesca è impresa non così facile come sembra e scientificamente scorretta; ma disconoscerne le geniali intuizioni considerandolo un attardato poligrafo barocco è altrettanto inopportuno. Meglio piuttosto interrogare luoghi e vicende del contesto vichiano, napoletano nella fattispecie, e la rete tutt’altro che scarsa di relazioni entro cui si muove la biografia umana e intellettuale di questo pensatore.

        Negli ultimi quarant’anni l’interesse per Vico è cresciuto in maniera considerevole, sia in Europa sia in America, e la vecchia lettura in larga misura dominante basata su presupposti neoidealistici ha lasciato il posto ad una molteplicità di letture, dove in primo piano sono apparsi lati importanti, prima inediti, o a lungo trascurati dalla predominanza di un’interpretazione che identificava la filosofia di Vico con una filosofia della storia pre-hegeliana.

        Uno di questi lati fondamentali della teoria vichiana è senza dubbio la riflessione sulla retorica, e congiuntamente, come vedremo, sul linguaggio e il segno.

        Ma per avvicinarci al contesto in cui operò Vico osserviamo la sua formazione: giurista, avvocato, studioso deiii classici, della filosofia e teologia dei maestri gesuiti.

         Carattere composito dell’attività intellettuale di Vico.  Avvocato docente di retorica, storiografo (ricordiamo la Storia della congiura dei principi napoletani del 1701 e la Biografia di Antonio Carafa del 1716) – nel 1735 storiografo regio di Carlo III di Borbone (Fino al 1713 a Napoli vi è il viceregno spagnolo, poi fino al 1734 tornano gli austriaci poi di nuovo gli spagnoli),  perito epigrafista, poeta (Arcadia e Accademia degli oziosi) anche produzione di apparati effimeri. Pareri per la stampa (figlio di libraio; l’"enunciazione tipografica") (Roger Laufer).

        I suoi "4 auttori".

        Platone

        Tacito

        Bacone

        Grozio.

        • Topic 4

          IV lezione lunedì 25 gennaio

          Vico docente di retorica;

          le orazioni inaugurali;

          il De nostri temporis studiorum ratione.

          Il contesto della "Querelle des anciens et des modernes".

          Il ruolo di Descartes come obiettivo polemico ma anche come modello.

          La difesa della topica contro la critica.

          Memoria, fantasia e ingegno.

          L'equivalenza ontogenesi-filogenesi.

          L'epoché vichiana.

          La boria delle nazioni e la boria dei dotti.

           

          Rilettura del II Canto dell’Inferno. Inizio del III Canto.

        • Topic 5

          V lezione mercoledì 28 gennaio

          Cosa resta dopo l'epochè vichiana? Il primo assioma

          Anche Vico, come Cartesio, parte da una preliminare mossa metodica che mette tra parentesi saperi acquisiti e pregiudizi, e anche lui infine trova la certezza, che tuttavia è ben diversa da quella di “Renato”:

           "     Ma in tal densa notte di tenebre ond’è coverta la prima da noi lontanissima antichità, apparisce questo lume eterno, che non tramonta, di questa verità, la quale non si può a patto alcuno chiamare in dubbio; che questo mondo civile egli è stato certamente fatto dagli uomini, onde se ne possono, perché se ne debbono, ritruovare i princìpi dentro le modificazioni della nostra medesima mente umana."

          Sn44 [331], ed. Battistini, pp.541-542 

           

          È questo il celeberrimo “assioma vichiano”, del “verum et factum convertuntur”, in cui Vico afferma che l’uomo può conoscere solo ciò che egli ha fatto: siccome la natura è stata creata da Dio, solo Dio può conoscerla interamente; ma la storia è stata fatta dagli uomini, per cui essi possono conoscerla. (Questo è tra l’altro il motivo onto-teologico che impedisce di modernizzare troppo il pensiero di Vico). Ma anche costruttivismo. Dunque, come dice Trabant, “la tavola dello spirito, che Renato aveva cancellato sinché non era restata che la tavola stessa (il cogito e l’idea di Dio innata nella cogitatio) come unica verità, viene scritta di nuovo da Giambattista, il quale nelle tenebre del dubbio ha scorto quel che, come unica verità, può essere scritta sulla tavola con la certezza del sapere: il mondo civile”. Questa tavola è davvero scritta: è fatta dei segni che gli uomini hanno depositato nella storia, di documenti e monumenti, di lingue e gesti, delle lettres, che Cartesio aveva bandito in quanto dominio dell’incerto, di tutto ciò di cui, insomma, secondo Vico, si deve occupare una filologia condotta filosoficamente. Il vero indubitabile a cui perviene Vico è la ferma convinzione che i primi uomini furono poeti, cioè, “facitori”, “auctores” di “caratteri poetici”, e che dunque, come spiega Trabant, “il fare del mondo civile è stato un fare di segni.”. “La scienza nuova di Vico è la scienza di questi segni antichi che i facitori dei primordi, i ‘poeti’ o ‘autori’, hanno creato e che più tardi sono stati sedimentati nei libri degli scrittori”.

          La chiave maestra

          "  Principio di tal’origini e di lingue e di lettere si truova essere stato ch’i primi popoli della gentilità, per una dimostrata necessità di natura, furon poeti, i quali parlarono per caratteri poetici; la qual discoverta, ch’è la chiave maestra di questa Scienza, ci ha costo la ricerca ostinata di quasi tutta la nostra vita letteraria".  Sn44 [34], ed. Battistini, p.44 

          L'inizio della Scienza nuova.

          Le dipintura.

          Il mito originario.

          Per poter spiegare il senso di questa “chiave maestra”, Vico racconta l’accadimento grazie al quale i primi uomini, gli inselvatichiti “stupidi, insensati ed orribili bestioni”, dopo lunghi anni di erramento nella “gran selva della terra” seguito al diluvio universale, cominciano a uscire dallo stato ferino. Si tratta, come è stato spesso osservato, di un immaginoso “mito” che il filosofo mette in scena, cercando di riprodurre mimeticamente attraverso un linguaggio espressivo ed evocativo la potenza di un fatto traumatico che è peraltro l’inizio dell’autocoscienza umana e della coscienza dell’alterità del mondo. L’immagine originaria dipinta da Vico è un lampo di luce che squarcia il buio: evento reale, grumo di senso “letterale” che in seguito diverrà metafora.

           "... il cielo finalmente folgorò, tuonò con folgori e tuoni spaventosissimi, come dovett’avvenire per introdursi nell’aria la prima volta un’impressione sì violenta. Quivi pochi giganti, che dovetter esser gli più robusti, ch’erano dispersi per gli boschi posti sull’alture de’ monti, siccome le fiere più robuste ivi hanno i loro covili, eglino, spaventati ed attoniti dal grand’effetto di che non sapevano la cagione, alzarono gli occhi ed avvertirono il cielo". Sn44 [377], ed. Battistini, p.571   

           Questo fulmine che interrompe le tenebre, che nell’indistinto introduce separazione, è l’evento gestaltico di una figura che si staglia sullo sfondo, ed è dunque un segno.

          "E perché in tal caso la natura della mente umana porta ch’ella attribuisca all’effetto la sua natura [...], e la natura loro era, in tale stato, d’uomini tutti robuste forze di corpo, che, urlando, brontolando, spiegavano le loro violentissime passioni";

           "si finsero il Cielo esser un gran Corpo animato, che per tal aspetto chiamarono giove, il primo Dio delle Genti dette Maggiori; che col fischio de’ fulmini, e col fragore de’ tuoni volesse dir loro qualche cosa: e sì incominciarono a celebrare la naturale Curiosità, ch’è figliuola dell’Ignoranza, e madre della Scienza, la qual partorisce nell’aprire, che fa della mente dell’uomo la Maraviglia."

          Giove-Jus.

           Avvertendo il cielo, l’altro da sé, i primi uomini avvertono il primo segno nell’informe,  un germe di comunicazione non parlata ma sentita. Giove è al tempo stesso segno, divinità e diitto (Ius). Da questo punto ha avvio la storia, "la lunga corsa dei secoli".

          Osserviamo che il primo segno è un fenomeno naturale, ed è, non significa. Il fulmine è Giove, non rappresenta Giove.

          Questa è anche la prima metafora.

          • Topic 6

            VI lezione lunedì 2 febbraio

            La "chiave maestra" della Scienza nuova.
            Filologia e filosofia.
            La struttura dell'opera.
            Le Degnità: stile e forma delle degnità.
            La sapienza poetica. Lettura e analisi del 2 Libro.
            Stile e argomentazione della Scienza nuova.
            La logica 'analogica'. L'"horror vacui". Le digressioni, i richiami interni (analessi e prolessi testuali), le insistite anafore, l'alternanza tra racconto, documentazione e teoresi.
            Le etimologie i miti, i richiami alle auctoritates.

            Rilettura e analisi di Inferno V.
            Il ripensamento dell'esperienza stilnovista. Sua presenza nel canto.
            Il "punto" del non ritorno, comune al canro di Ulisse (il "folle volo").
            La condanna e la pietà. Il turbamento.

          • Topic 7

            VII lezione mercoledì 4 febbraio

            Lettura e commento Inferno IX-X.
            Lettura del saggio di Erich Auerbach "Farinata e Cavalcante".
            La critica di Auerbach, il suo metodo dal testo alla poetica al contesto storico sociale.
            La novità della lingua di Dante secondo Auerbach.
            Le radici dello stile dantesco. Lo stile sublime nella mescolanza.
            La teoria della divisione degli stili: dall'irrigidimento della nozione di aptum (Teofrasto) la "ruota di Virgilio".
            La rottura della divisione: il ruolo dell'Incarnazione,
            La resistenza della tradizione classicistica.
            la definitiva fine dell'"aparthied" del principio creaturale e della realtà quotidiiana, degne finalmente dii una trattazione seria. La svolta del romanzo naturalista francese.

            Prosegue la lettura delle pagine della Scienza nuova dedicate alla Logica poetica.I poeti teologi, la divinazione. La fine dell'erramento ferino. "Religione, matrimoni, sepolture".

            • Topic 8

              VIII lezione lunedì 9 febbraio

              Sulla concezione figurale e la sua origine nell'esegesi.
              Lettura di passi di "Figura" di Erich Auerbach.
              Il realismo figurale dantesco secondo Auerbach.
              Fine della lettura di "Farinata e Cavalcante".

              Lettura di Inferno XI.

              • Topic 9

                IX  lezione lunedì 9 febbraio

                Analisi di Inferno XI

                La ripartizione dei peccati secondo il sistema dell'etica aristotelica e tomistica.

                 

                Le favole di Vico come "storie vere e severe".

                 Il Dante di Vico: il Trattato su Dante e la Lettera a Gherardo degli Angeli.

                Questioni di filologia vichiana: l'edizione di Nicolini, i suoi interventi e i criteri che la informano.

              • Topic 10

                X lezione lunedì 16 febbraio

                Sulla Logica poetica: la lingua mutola per atti o corpi.

                Le figure retoriche secondo questa prospettiva: gli esempi e le conclusioni.

                Il significato di questa svolta storicistica nel contesto della critica letteraria: la retorica non più come corpus acronico di norme ma da vedersi all'interno di un insostituibile contesto.

                Lettura di Inferno XII.

                La contiguità di alto e basso dell'inizio (puzza e teologia).

                L'ambientazione rocciosa (cfr. Mandel'stam e gli scarponi da montagna chiodati per attraversare la Commedia).


                Il Minotauro e i Centauri.

                • Topic 11

                  XI lezione mercoledì 18 febbraio

                  Conclusione dell'analisi di Inferno XII.

                  Ancora sul paesaggio montagnoso dell'Inferno, e del camminare di Dante. Lettura di alcune osservazioni da Conversazione su Dante di Osip  Mandel'stam (gli "scarponi chiodati", il camminare come respiro e piede, il piede come piede fisico e piede metrico).

                  Riassunto di Inferno XIII-XXV.

                  Le metamorfosi di Inferno XXV.

                  Il tema delle metamorfosi nella critica contemporanea. Sul punto di vista degli animali (Bachtin e anche nei "posthuman studies").

                  Lettura e commento di Inferno XXVI.

                  Le interpretazioni romantiche del Canto.

                  La figura medievale di Ulisse, apparentata a quella di Alessandro. La filigrana letteraria (i romanzi cortesi di avventure)

                  I punti dell'immedesimazione tra Dante e Ulisse. Il perché della condanna.

                  "Il folle volo": il significato dell'aggettivo.

                  La lettera a Gherardo degli Angeli. Lettura sublime delle poesie di Gherardo e della sua figura.

                  • Topic 12

                    XII lezione lunedì 23 febbraio

                    Ancora sulla portata dello storicismo vichiano in riferimento alla considerazione dei fatti letterari.

                    L'origine del linguaggio secondo Vico. I "trasporti dal corpo umano".

                    La formazione dei concetti attraverso i trasporti: dal sensibile all'astratto attraverso la mediazione degli universali fantastici.

                    La teoria della metafora vichiana e le conferme da parte delle teorie cognitivistiche.

                    Marcel Danesi indica quanto sia vichiana la considerazione dell'epistemologia contemporanea del carattere narrativo e retorico del pensiero scientifico; le "Metafore della vita quotidiana" di Lakoff e Johnson, "La mente letteraria" di Mark Turner.

                     

                    Conclusione della lettura dell'Inferno: passi da Canti XXVIII (Bertrand De Born); XXXI (i giganti); XXXII (le rime aspre e chiocce);  XXXIII (Ugolino); XXXIV (il "cammino ascoso", "e quindi uscimmo a riveder le stelle)".

                    • Topic 13

                      XIII lezione mercoledì 25 febbraio

                      Introduzione al Purgatorio.

                      Il diverso rapporto con i personaggi. La temporalità. Il tono 'crepuscolare'. La montagna e i gironi. Il paesaggio spirituale.

                      Lettura e analisi del Canto I


                      Il "rispondersi per le rime" tra Vico e Gherardo Degli Angeli.

                      • Topic 14

                        XIV lezione lunedì 2 marzo

                        "Il cosmo di Dante": intervento di Alessio Cerreia Varale.

                        Ancora sulla "embodied theory of meaning" di marca cognitivistica, e sui punti di contatto con la logica corporea vichiana.

                      • Topic 15

                        XV e ultima lezione lunedì 9 marzo 2015

                        Gli studi danteschi di Marco Santagata: relazione di Valentina Tomasin.

                        Paradiso, percorso e ultimo canto. il dominio della luce e l'inevitabile apofasi.

                        Il Dante di Vico: storia, lingua, sublime.
                        La poesia come storia
                        La lingua italiana
                        Lo stile sublime.
                        Auerbarch e l'interpretazione vichiana di Dante.
                        Vico come Dante: l'identificazione (Fubini).
                        Sintesi e conclusione.

                        Grazie per l'attenzione. Buon lavoro!