Sergio Ariotti

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Corso Storia e critica del cinema A

Pirandello e il cinema

Luigi Pirandello passa per essere uno dei grandi nemici del cinema. In effetti il grande scrittore e drammaturgo siciliano non ha mancato di esprimere, a più riprese, la propria ostilità alla Settima Arte, già a partire dal celebre romanzo “Quaderni di Serafino Gubbio operatore” del 1925 (elaborazione della precedente opera “Si gira...” del 1916). La difesa strenua del teatro da parte di Pirandello, esplicitata, ad esempio, nel Convegno Volta del 1934, viene ricordata (e contestata) persino da Walter Benjamin nel suo breve e fondamentale trattato “L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica” del 1936. Eppure Pirandello cercò di avvicinarsi ostinatamente al cinema e segretamente lo affascinò. Con lui in vita furono realizzati vari film tratti da sue opere. Li permise. Di uno in particolare, nato in verità da un soggetto originale commissionato, si è molto discusso: si tratta di “Acciaio”, diretto a Terni nel 1933 dal grande documentarista tedesco Walter Ruttman, con il quale Pirandello non ebbe rapporti facili. Come per paradosso lo scrittore morì nel dicembre 1936 per le complicazioni di una polmonite contratta sul set di un film, “Il fu Mattia Pascal”, ricavato dal suo bellissimo romanzo del 1904.



Secondo Semestre: dal 11/01/2021 al 1/03/2021




Programma per l’esame

1)
Appunti del corso (saranno disponibili sul DIR a fine corso)



2)
Testo monografico per chi affronta per la prima volta il corso di Storia e Critica del Cinema:

Paolo Bertetto (a cura di), Introduzione alla storia del cinema, Utet


3)
È obbligatoria la visione di quattro film a scelta tra questi, uno per periodo:


Primo periodo
David Griffith, Nascita di una nazione, 1915
Robert Wiene, Il Gabinetto del Dottor Caligari, 1920
Rene Clair, Entr’acte, 1924
Sergej Ejzenstein, La corazzata Potemkin, 1925
Fritz Lang, Metropolis, 1927
Vsevolod Pudovkin, La madre, 1926
Carl Theodor Dreyer, La passione di Giovanna d’Arco, 1928
Dziga Vertov, L’uomo con la macchina da presa, 1929
Charlie Chaplin, Luci della città, 1931
Jean Renoir, La grande illusione, 1937
Charlie Chaplin, Il grande dittatore, 1940

Secondo Periodo
Orson Welles, Quarto potere, 1941
Roberto Rossellini, Roma città aperta, 1945
Alfred Hitchcock, Notorius, 1946
Luchino Visconti, La terra trema, 1948
Vittorio De Sica, Ladri di biciclette, 1948
Ingmar Bergman, Il posto delle fragole, 1957
François Truffaut, I quattrocento colpi, 1959
Alain Resnais, Hiroshima mon amour, 1959


Terzo Periodo
Luis Bunuel, Viridiana, 1961
Alfred Hitchcock, Uccelli, 1963
Francesco Rosi, Le mani sulla città, 1963
Pier Paolo Pasolini, Uccellacci e Uccellini, 1966
Federico Fellini, Amarcord, 1973
Michelangelo Antonioni, Professione:Reporter, 1976
Stanley Kubrick, Arancia meccanica, 1971
Milos Forman, Qualcuno volò sul nido del cuculo, 1975
Martin Scorsese, Taxi Driver, 1976
Bernardo Bertolucci, Novecento, 1976
George Lucas, Guerre stellari, 1977

Quarto Periodo
Reiner Werner Fassbinder, Il matrimonio di Maria Brown, 1978
Woody Allen Manhattan, 1979
Stanley Kubrick, Shining, 1979
Peter Greeneway, I misteri del Giardino di Compton House, 1982
Pedro Almodovar, Donne sull’orlo di una crisi di nervi, 1988
Steven Spielberg, Schindler's list, 1993
Abbas Kiarostami, Il vento ci porterà via, 1999
Lars von Trier, Dogville, 2003
Liev Schreiber, Ogni cosa è illuminata, 2006
Martin Scorsese, Hugo Cabret, 2011
Andrej Wajda, Il ritratto negato, 2016


Per i non frequentanti è obbligatorio oltre al programma su indicato l'integrazione del volume:

Francesco Callari, Pirandello e il cinema, Marsilio, Venezia 1991

Category Didattica A.A. 2020/2021 / Dipartimento di Studi Umanistici / Corsi di Laurea / FILOSOFIA E COMUNICAZIONE

Corso Storia e critica del cinema A
Università del Piemonte Orientale 2016/2017
Sergio Ariotti

Secondo Semestre: dal 16/01/2017 al 15/03/2017



Dal découpage classico al “montaggio proibito”

Per Pudovkin e Ejzenstejn il montaggio era, nel cinema, l’atto creativo fondamentale, più della ripresa, più della recitazione stessa. Entrambi i registi russi ereditavano dall’americano Griffith una regola precisa nell’accostamento delle inquadrature, dei campi lunghi, medi, dei primi piani, dei dettagli, dei controcampi. Una regola di narrazione filmica che essi, peraltro, vollero trasformare. Ne nacque anche il cosiddetto montaggio dialettico. Per alcuni decenni della storia del cinema molti registi hanno privilegiato le formule del montaggio, cioè una grammatica consolidata, a tutto il resto. Fu la Nouvelle vague francese a contestare e ridimensionare in modo decisivo l’importanza del montaggio classico, definito nel frattempo come “invisibile”, e del montaggio dialettico. Il teorico Andrè Bazin esaltò il piano sequenza come vera antitesi del montaggio, da lui ritenuto falsificatorio.
Il corso individua alcuni grandi registi, alcuni grandi film, alcune correnti, alcune teorie, proprio per raccontare questo percorso.



Per l’esame

1)
Appunti del corso (saranno disponibili sul DIR a fine corso)




2)
Testo monografico per chi affronta per la prima volta il corso di Storia e Critica del Cinema:

Paolo Bertetto (a cura di), Introduzione alla storia del cinema, Utet
( da inizio fino al capitolo La “nouvelle vague”)

3)
Film da visionare (quattro a scelta tra questi, uno per periodo)

Primo periodo
David Griffith, Nascita di una nazione, 1915
Robert Wiene, Il Gabinetto del Dottor Caligari, 1920
Rene Clair, Entr’acte, 1924
Sergej Ejzenstein, La corazzata Potemkin, 1925
Fritz Lang, Metropolis, 1927
Vsevolod Pudovkin, La madre, 1926
Carl Theodor Dreyer, La passione di Giovanna d’Arco, 1928
Dziga Vertov, L’uomo con la macchina da presa, 1929
Charlie Chaplin, Luci della città, 1931
Jean Renoir, La grande illusione, 1937
Charlie Chaplin, Il grande dittatore, 1940

Secondo Periodo
Orson Welles, Quarto potere, 1941
Roberto Rossellini, Roma città aperta, 1945
Alfred Hitchcock, Notorius, 1946
Luchino Visconti, La terra trema, 1948
Vittorio De Sica, Ladri di biciclette, 1948
Akira Kurosawa, I sette Samurai, 1954
Ingmar Bergman, Il posto delle fragole, 1957
Alain Resnais, Hiroshima mon amour, 1959
François Truffaut, I quattrocento colpi, 1959
Alain Resnais, Hiroshima mon amour, 1959
Jean Luc Godard, Fino all’ultimo respiro, 1960

Terzo Periodo
Luis Bunuel, Viridiana, 1961
Pier Paolo Pasolini, Accattone, 1961
Alfred Hitchcock, Uccelli, 1963
Francesco Rosi, Le mani sulla città, 1963
Pier Paolo Pasolini, Uccellacci e Uccellini, 1966
Gillo Pontecorvo, La battaglia di Algeri, 1966
Michelangelo Antonioni, Zabriskie Point, 1970
Federico Fellini, Amarcord, 1973
Michelangelo Antonioni, Professione:Reporter, 1976
Stanley Kubrick, Arancia meccanica, 1971
Stanley Kubrick, Barry Lindon, 1975
Milos Forman, Qualcuno volò sul nido del cuculo, 1975
Martin Scorsese, Taxi Driver, 1976
Bernardo Bertolucci, Novecento, 1976
George Lucas, Guerre stellari, 1977

Quarto Periodo
Reiner Werner Fassbinder, Il matrimonio di Maria Brown, 1978
Woody Allen Manhattan, 1979
Stanley Kubrick, Shining, 1979
Peter Greeneway, I misteri del Giardino di Compton House, 1982
Pedro Almodovar, Donne sull’orlo di una crisi di nervi, 1988
Steven Spielberg, Schindler's list, 1993
Steven Spielberg, Salvate il soldato Ryan, 1999
Abbas Kiarostami, Il vento ci porterà via, 1999
Lars von Trier, Dogville, 2003
Liev Schreiber, Ogni cosa è illuminata, 2006


Per i non frequentanti è obbligatorio oltre al programma su indicato l'integrazione del volume:
Gavin Millar, Karel Reisz, La tecnica del montaggio cinematografico, Lindau 2001
( soltanto la sezione I (pag 7- 67) e la sezione IV (pag. 353-428 compreso l'utile glossario)




Category Archivio Storico / Didattica A.A. 2016/2017
/ Dipartimento di Studi Umanistici
/ Corsi di Laurea
/ FILOSOFIA E COMUNICAZIONE

Corso Storia e critica del cinema A
Università del Piemonte Orientale 2016/2017
Sergio Ariotti

Secondo Semestre: dal 16/01/2017 al 15/03/2017



Dal découpage classico al “montaggio proibito”

Per Pudovkin e Ejzenstejn il montaggio era, nel cinema, l’atto creativo fondamentale, più della ripresa, più della recitazione stessa. Entrambi i registi russi ereditavano dall’americano Griffith una regola precisa nell’accostamento delle inquadrature, dei campi lunghi, medi, dei primi piani, dei dettagli, dei controcampi. Una regola di narrazione filmica che essi, peraltro, vollero trasformare. Ne nacque anche il cosiddetto montaggio dialettico. Per alcuni decenni della storia del cinema molti registi hanno privilegiato le formule del montaggio, cioè una grammatica consolidata, a tutto il resto. Fu la Nouvelle vague francese a contestare e ridimensionare in modo decisivo l’importanza del montaggio classico, definito nel frattempo come “invisibile”, e del montaggio dialettico. Il teorico Andrè Bazin esaltò il piano sequenza come vera antitesi del montaggio, da lui ritenuto falsificatorio.
Il corso individua alcuni grandi registi, alcuni grandi film, alcune correnti, alcune teorie, proprio per raccontare questo percorso.



Per l’esame

1)
Appunti del corso (saranno disponibili sul DIR a fine corso)




2)
Testo monografico per chi affronta per la prima volta il corso di Storia e Critica del Cinema:

Paolo Bertetto (a cura di), Introduzione alla storia del cinema, Utet
( da inizio fino al capitolo La “nouvelle vague”)

3)
Film da visionare (quattro a scelta tra questi, uno per periodo)

Primo periodo
David Griffith, Nascita di una nazione, 1915
Robert Wiene, Il Gabinetto del Dottor Caligari, 1920
Rene Clair, Entr’acte, 1924
Sergej Ejzenstein, La corazzata Potemkin, 1925
Fritz Lang, Metropolis, 1927
Vsevolod Pudovkin, La madre, 1926
Carl Theodor Dreyer, La passione di Giovanna d’Arco, 1928
Dziga Vertov, L’uomo con la macchina da presa, 1929
Charlie Chaplin, Luci della città, 1931
Jean Renoir, La grande illusione, 1937
Charlie Chaplin, Il grande dittatore, 1940

Secondo Periodo
Orson Welles, Quarto potere, 1941
Roberto Rossellini, Roma città aperta, 1945
Alfred Hitchcock, Notorius, 1946
Luchino Visconti, La terra trema, 1948
Vittorio De Sica, Ladri di biciclette, 1948
Akira Kurosawa, I sette Samurai, 1954
Ingmar Bergman, Il posto delle fragole, 1957
Alain Resnais, Hiroshima mon amour, 1959
François Truffaut, I quattrocento colpi, 1959
Alain Resnais, Hiroshima mon amour, 1959
Jean Luc Godard, Fino all’ultimo respiro, 1960

Terzo Periodo
Luis Bunuel, Viridiana, 1961
Pier Paolo Pasolini, Accattone, 1961
Alfred Hitchcock, Uccelli, 1963
Francesco Rosi, Le mani sulla città, 1963
Pier Paolo Pasolini, Uccellacci e Uccellini, 1966
Gillo Pontecorvo, La battaglia di Algeri, 1966
Michelangelo Antonioni, Zabriskie Point, 1970
Federico Fellini, Amarcord, 1973
Michelangelo Antonioni, Professione:Reporter, 1976
Stanley Kubrick, Arancia meccanica, 1971
Stanley Kubrick, Barry Lindon, 1975
Milos Forman, Qualcuno volò sul nido del cuculo, 1975
Martin Scorsese, Taxi Driver, 1976
Bernardo Bertolucci, Novecento, 1976
George Lucas, Guerre stellari, 1977

Quarto Periodo
Reiner Werner Fassbinder, Il matrimonio di Maria Brown, 1978
Woody Allen Manhattan, 1979
Stanley Kubrick, Shining, 1979
Peter Greeneway, I misteri del Giardino di Compton House, 1982
Pedro Almodovar, Donne sull’orlo di una crisi di nervi, 1988
Steven Spielberg, Schindler's list, 1993
Steven Spielberg, Salvate il soldato Ryan, 1999
Abbas Kiarostami, Il vento ci porterà via, 1999
Lars von Trier, Dogville, 2003
Liev Schreiber, Ogni cosa è illuminata, 2006


Per i non frequentanti è obbligatorio oltre al programma su indicato l'integrazione del volume:
Gavin Millar, Karel Reisz, La tecnica del montaggio cinematografico, Lindau 2001
( soltanto la sezione I (pag 7- 67) e la sezione IV (pag. 353-428 compreso l'utile glossario)




Category Archivio Storico / Didattica A.A. 2015/2016 / Dipartimento di Studi Umanistici / Corsi di Laurea / FILOSOFIA E COMUNICAZIONE